C'era una volta un uomo, che un tempo era una maschera e un altro fu una persona speciale, un medico e un primo cittadino in gran parte di sinistra. La maschera potevi trovarla al teatro insieme ai suoi compagni. Si chiamava Don Mommino Calicò e viveva a San Cosmo Ardicolo, un piccolo paesino dell'entroterra siciliano. Faceva il farmacista. Era il 1914. Caro Don Mommino...dovevate sentire che alito! "Per far bene allo stomaco - diceva - bisogna prendere questa" e giù a bere un terribile intruglio a base di erba cipollina che aveva il potere di farlo diventare unforgettable per chiunque gli rivolgesse anche solo il saluto. In astinenza da più di vent'anni a causa della morte della moglie, Don Mommino Calicò era ossessionato dal ricordo della "metropoli" catanese. Se lo incontravi (e se non svenivi) era inevitabile sentirgli dire ogni volta con immensa nostalgia "Ah...quando ero a Catania...". Che poi un giorno confessò di esserci stato solo per due ore a Catania, poco importa. Tanto Don Mommino, non te lo dimenticavi lo stesso. Perciò andavi a rivederlo anche cinque, sei volte e non ti annoiavi mai. Si usciva dal teatro con quell'ultima frase in testa, il colpo di coda (e che colpo) di quella splendida farsa fiabesca: "Tutti prima o poi cambiamo. E non c'è niente di male". Così si tornava inevitabilmente a vedere, a sentire, e forse ad aspettare davvero di vedersi cambiare.
Oltre la maschera però ci fu di questi tempi anche l'uomo. Un uomo che era un medico e che diventò il primo cittadino di sinistra. Quel giorno, chi c'era, vide la gente scendere in piazza con le bandiere rosse alzate. E per i nisseni festeggiare non è un'abitudine. Ieri, 7 maggio 1999, un coltello è entrato nella storia uccidendo insieme, con un colpo solo, l'attore, il medico, il sindaco, la sinistra, una famiglia, e un altro grosso pezzo di speranza. Non pensarci è impossibile e al tempo stesso mostruosamente inutile. Tanto per cambiare, appunto. Per non cambiare niente.
Calat nissa, amen again.
In memoria di Michele A.