A330. Il macabro del rituale.

C’è un giorno in cui 228 persone, singole o in piccoli gruppi sconosciuti tra loro, sono accomunate da uno stesso stato d’animo, dagli stessi piccoli grandi dilemmi: il giorno successivo devono partire. In un luogo o in un altro, hanno davanti a sé una valigia: cosa porto, cosa lascio, a cosa non posso proprio rinunciare, come sistemo le mie cose e magari quello che adesso ho in più. Chi va, chi torna. Poi il giorno successivo arriva e i 228 sconosciuti si ritrovano tutti nello stesso unico luogo, come in un appuntamento misterioso: un aeroporto, un gate, le poltrone d’attesa vicine a quel tabellone che ha deciso come metterli tutti insieme, rendendoli compagni di viaggio. E di sorte.

Quando arriva il momento di imbarcare gli sconosciuti passano tutti attraverso la stessa porta che li chiude in un unico destino.

Dentro il contrasto è all’opposto. Tutti vicini, tutti ora sì in un stesso “contenitore”, gli individui si notano in tutta la loro individualità. L’uomo solo con il computer già aperto nel suo viaggio d’affari, la coppia innamorata in vacanza, la famiglia che tiene a bada due o tre bambini dirompenti ed eccitati, gli amici che trascinano ancora conversazioni dal gate, il gruppo, le famiglie, i singoli. Coloro che hanno paura di volare e hanno già le mani sudate, chi si fa il segno della croce solo al momento del decollo e chi invece già dorme o legge vedendo in ciò in cui si trova nient’altro che un mezzo di trasporto.

Si parte e finché non succede qualcosa ciascuno “resta a casa sua”. Poi, d’un tratto, l’inferno. E di nuovo 228 persone, singole o in piccoli gruppi sconosciuti tra loro, sono accomunate da uno stesso stato d’animo: il terrore, la certezza di morire. Per un’ultima volta si guarda allora dicendogli addio chi si ha accanto, o magari in braccio; per la prima volta si incrocia lo sguardo di uno sconosciuto e in un batter d’occhio ci si conosce, addirittura affeziona. Davvero tocca proprio a me? Davvero tocca proprio a noi? Infine succede. Dal cielo si precipita giù per ritrovarsi di nuovo tutti insieme lassù.

L’ultima grande beffa del morire in volo.

1 giugno 2009 – Air France Airbus A330 – Rio Parigi.